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Avevo solo 15 anni, quando mi sono iscritto alla
giovanile del mio partito, come tanti ragazzi di
quegli anni avevo il poster del “Che” in camera e
facevo parte di quella generazione definita “i
ragazzi di Enrico Berlinguer”. Non ci piaceva il
socialismo reale sovietico ed eravamo ancorati ad un
forte senso di moralità. Negli anni, poi sono stato,
Segretario Provinciale del PDS e dei DS, Consigliere
Comunale, Vice Presidente dello IACP e Consigliere
Regionale dal 2000. In questa legislatura ho svolto
il ruolo di Presidente della Commissione Sanità. La
promozione e la difesa delle nostre idealità
fondamentali, rinnovate dai mutamenti
socio-culturali, è una mia esigenza profonda.
Conoscere gli obiettivi e le mete del nostro
percorso, vuol dire essere sostenuti dalla fiducia
in un’idea politica che funge da navigatore. E’
urgente aprire un luogo in cui tutti siamo portatori
delle nostre idee, dove ci sia spazio per l’ascolto
attento, per la condivisione di programmi ed
obiettivi e per una forma di comunicazione che ponga
al centro contenuti e relazioni. Questa modalità di
condivisione mi sostiene nella divulgazione
dell’ideale politico in cui mi sono identificato e
nel quale metto il mio operato al servizio di tutti.
Da tempo, però, sono convinto che parlare di destra
e sinistra sia riduttivo. Le due categorie non hanno
più il significato che avevano nello scorso
millennio, e le differenze fra i partiti dei due
schieramenti ormai sono sempre più labili.
Preferisco distinguere fra conservatori e
innovatori, e mi spiace constatare che i
conservatori sono in larghissima maggioranza in
tutti gli schieramenti politici. Voler conservare
l’esistente, vuol dire non riconoscere che l’Italia
ha bisogno di un cambiamento radicale. C’è un grande
bisogno di ripensare tutti i fondamenti della vita
Civile così come abbiamo iniziato a fare in Puglia.
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Riavviare il motore economico, la “vision”
strategica dell’agricoltura. Bisogna costruire un
modello fatto di sviluppo, innovazione e lavoro.
Rafforzare l’alleanza con l’Università di Foggia,
lavorando sinergicamente all’innovazione; affrontare
e risolvere la questione idrica, avviando il ciclo
integrato dell’acqua e realizzando nuovi invasi, a
partire da quello di Piano dei Limiti; organizzare
una task force per realizzare le filiere e i marchi
dei nostri prodotti tipici, partendo dalla
costituzione dei distretti produttivi. Il
Preappennino, il Tavoliere delle Puglie e il Gargano
sono le tre aree geografiche che caratterizzano la
Capitanata: i pellegrini che seguono il tracciato
penitenziale della Via Sacra dei Longobardi e
salgono la Montagna Sacra; i turisti che affollano
d’estate spiagge del litorale garganico; gli
escursionisti e amanti della natura che si inoltrano
nelle contrade del Preappennino e del Parco
Nazionale del Gargano; i cultori di storia antica;
gli amanti della buona tavola, appagati nella loro
ricerca dei sapori e dei profumi perduti; hanno
bisogno di un sistema turistico locale fatto di
servizi efficienti e innovativi a partire dai
trasporti. In questa luce condivido la
programmazione strategica “Capitanata 2020” avviata
dagli attori locali e dalla Regione Puglia. |
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La
passione nelle cose è il trasporto per un ideale,
l’impegno, appunto, appassionato, l’interesse verso
una scoperta. Il pathos prende sostanza nella
relazione con gli altri. La capacità di relazionarsi
con i bisogni dell’altro, è il requisito richiesto
all’uomo politico che, quando traduce le esigenze
lette ed ascoltate, favorisce lo sviluppo di una
comunità. La passione è la bussola del mio operato.
Si alimenta al contatto con la gente vista nella sua
collettività, ma anche nel rapporto individuale.
L’ascolto attento e attivo, figlio della maturità e
dell’esperienza, mi portano ad interessarmi ai
bisogni e alle esigenze più sentite delle persone.
L’idea che mi sostiene è che non c’è politica senza
il contatto con gli altri, senza l’interesse reale
verso le persone e le questioni che riguardano il
nostro territorio. |
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L’ideale mi sostiene, ma l’esperienza è la garanzia
del risultato. Una vita dedicata a questo lavoro
affina ed amplifica tutti i sensi per interpretare
la realtà e i suoi protagonisti. “Esperire” vuol
dire stare in contatto. Solo l’interesse reale verso
la Capitanata, può sigillare questo contatto
profondo e darmi la forza e l’orgoglio di farmi
portavoce delle domande e delle necessità di tutti
noi. L’esperienza è un sistema aperto che dà e
riceve stimoli. La foto quì sotto è quanto mai
eloquente. Abbiamo tutti bisogno del contributo
dell’altro. L’altro è la risorsa più preziosa,
specie quando ha vissuto prima di noi. Nel mio
sistema sono pietre miliari l’entusiasmo del giovane
e la saggezza dell’anziano. |
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